Specie di Spazi #00

Specie di Spazi #00

Fra spazio e consuetudine

Questo non è il primo episodio di un reportage. È il numero zero. È il racconto di un’osservazione. Di come un’evidenza si è trasformata in una domanda.

E una domanda, poco alla volta, può diventare un’urgenza.

Ad agosto, a Parma, il silenzio assordante e liturgico delle metropoli deserte non ci compete.

C’è piuttosto un’eco diffusa. Sotto il riverbero del caldo, svanita la confusione dei passanti e il rumore delle auto, la città rivela la sua ossatura. Camminando nei borghi, in questo silenzio sospeso, ci siamo accorti di un’evidenza che in questo periodo dell’anno avrebbe dovuto confondersi e invece emerge con maggiore vertigine.

Le serrande sembrano la copertina di un libro che aspetta settembre per essere riaperto. Alcune raccontano una pausa.

Altre portano i segni di un addio silenzioso e definitivo: annunci che urlano “Affittasi” o “Vendesi”.

Nel catalogo delle sparizioni che ogni anno si allunga nei nostri borghi, il problema si insinua silenziosamente. E non riguarda soltanto Parma. È un processo che attraversa l’intero Paese: tra il 2012 e il 2024 sono scomparse oltre 140.000 attività del commercio al dettaglio, tra negozi in sede fissa e commercio ambulante. [1]

A Parma, nello stesso periodo, sono venute meno 348 attività commerciali al dettaglio. Eppure la nostra città è tra quelle che hanno resistito meglio alla contrazione del commercio: è tra le prime 30 in Italia e tra le prime 6 del Nord tra i 122 comuni analizzati. Solo Bergamo, Cuneo, Pordenone, Udine e Bolzano hanno registrato cali inferiori. [2]

È una perdita che rischia di modificare lentamente la varietà degli spazi di prossimità, sostituendola con una sequenza sempre più prevedibile di funzioni, marchi e servizi.

A Parma, intanto, qualcosa si sta già muovendo. Nel 2025 il Comune ha destinato oltre 194.000 € a 21 progetti per il rilancio del Centro Storico. Nel 2026 sono stati stanziati altri 100.000 € per il Centro Storico e l’Oltretorrente. [3]

Anche per cultura e tradizione, qui esistono ancora spazi capaci di produrre relazioni. Non sono musei della nostalgia. La loro straordinarietà sta nel fatto che continuano a rendere possibile qualcosa che altrove si sta perdendo.

Esperienze autentiche di comunità.

Tuttavia, la nostra città non è immune. E se l’80% degli italiani prova tristezza nel vedere saracinesche abbassate, forse vale la pena chiedersi che cosa riconosciamo, in quelle chiusure, di più grande di un semplice negozio. [4]

Per anni abbiamo contato le vetrine abbandonate, osservando solo un parte del problema.

Eppure il punto non è soltanto ciò che scompare, ma ciò che smette di accadere.

Una conca quasi impercettibile, scavata da decenni di passi e di soste. Quanta gente ha curiosato di fronte a quella vetrina? Quante voci sono passate?

Buongiorno?
Buonasera?
Come va?

Nelle sere d’inverno, quante volte sarà rimasta accesa una luce che contribuiva a rendere quella strada più abitata, più visibile, più vissuta?

A prima vista sembra soltanto una deformazione del cemento.

Non lo è.

Quella conca è una piccola prova archeologica, il segno di tutte le consuetudini che, per anni, sono accadute in quel luogo e che adesso non accadono più. Uno spazio, quando diventa parte della vita quotidiana delle persone, si trasforma.

Restano le tracce perfino sulla pietra.

Dai vostri commenti sulle illustrazioni pubblicate in questi anni, ci siamo resi conto che quelle più amate mostrano certo i luoghi, ma soprattutto scene di vita.

Forse perché non ci riconosciamo soltanto nei luoghi, ma in ciò che dentro quei luoghi accade. E allora ci viene da pensare che alcune sfumature autentiche dell’identità di una città si generino proprio in certi incastri tra spazio e consuetudine.

Ci siamo chiesti, allora, se una città non assomigliasse, in fondo, a un ecosistema. Spazi, consuetudini e relazioni diverse si influenzano, ampliano le possibilità. L’ecosistema urbano prospera moltiplicando le occasioni di incontro, di scoperta, di momenti significativi per le persone.

Se è così, allora, prendersi cura di Parma significa anche mostrare e preservare relazioni e esperienze che costituiscono la sua ecologia.

Perché ogni spazio che genera incontri contribuisce alla salute dell’intero ecosistema.

Il 74% degli italiani ritiene che la chiusura dei negozi di quartiere determini un calo della qualità della vita.

Nel nostro piccolo, racconteremo botteghe, negozi, circoli, associazioni e chi oggi immagina nuovi spazi di prossimità.

Lo faremo attraverso le consuetudini, le relazioni e le esperienze che questi luoghi rendono possibili.

Questo è Specie di Spazi.

Un reportage sugli spazi di commercio e di comunità che rendono vivi i luoghi che abitiamo, per mostrare quanto siano importanti per il futuro della nostra città.

Note e fonti

[1] Confcommercio, Demografia d'impresa nelle città italiane: tra il 2012 e il 2024 sono scomparsi quasi 118.000 negozi in sede fissa e circa 23.000 attività di commercio ambulante, per oltre 140.000 attività complessivamente.

[2] Elaborazione Ufficio Studi Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. A Parma le attività commerciali al dettaglio sono passate da 1.808 nel 2012 a 1.460 nel 2024, con 348 attività in meno. Parma è tra le prime 30 città italiane e tra le prime 6 del Nord per tenuta del commercio; solo Bergamo, Cuneo, Pordenone, Udine e Bolzano hanno registrato cali inferiori.

[3] Comune di Parma: nel 2025 il bando per il Centro Storico ha avuto una dotazione di circa 194.000 euro e 21 progetti assegnatari; nel 2026 sono stati stanziati ulteriori 100.000 euro per interventi rivolti al Centro Storico e all’Oltretorrente.

[4] Indagine Confcommercio-SWG sulla desertificazione commerciale, 2025: l'80% degli intervistati dichiara di provare tristezza nel vedere saracinesche abbassate; il 73% associa la chiusura dei negozi a un peggioramento della qualità della vita.

[5] Indagine Confcommercio-SWG sulla desertificazione commerciale, 2025: il 74% degli intervistati ritiene che la chiusura dei negozi di quartiere determini un calo della qualità della vita.

 

 


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